Quanto costa non ridurre?

La più grande azienda di cola al mondo produce più di 100 miliardi di bottiglie di bibite in plastica l’anno. Se le mettessimo tutte in fila, riusciremo a fare il giro della terra circa 700 volte.
Considerando che solamente l’8% di tutta la plastica prodotta nel mondo è stata effettivamente riciclata, viene abbastanza logico pensare che in tutto questo tempo ci sia sfuggito qualcosa di mano.

Abbiamo pensato e creato un materiale, lo abbiamo sfruttato in tutti gli ambiti delle nostre giornate e non ci siamo preoccupati minimamente di capire come smaltirlo. Per di più, lo abbiamo concepito come un materiale usa e getta senza prendere in considerazione che usa e getta non è e, anzi, dura all’infinito e, peggio ancora, si scompone in tanti minuscoli frammenti che stiamo iniziando a trovare in tutte le nicchie ecologiche, dal fiume Po alle acque dell’Antartico, e in tutte le catene alimentari, anche nella nostra.

Ogni settimana, infatti, mangiamo 5 grammi di plastica, l’equivalente di una carta di credito. La mangiamo sotto forma di microplastiche, spesso invisibili ad occhio nudo, e la troviamo in qualsiasi alimento o bevanda in commercio, perfino nella tua bevanda preferita.

Non sono solamente arrivate per sbaglio dentro ai nostri alimenti, le microplastiche sono intenzionalmente inserite in tanti fertilizzanti, solventi, vernici, detersivi ma anche creme, scrub, trucchi e dentifrici.

Di per se potrebbero non creare particolari problemi, se non fosse che la loro superficie è attrattiva per i POPS, inquinanti organici persistenti. Queste sostanze hanno la caratteristica di essere eccezionalmente resistenti alla decomposizione. Grazie alla loro persistenza, si distribuiscono facilmente in tutti gli ambienti come acqua, suolo, aria e si accumulano altrettanto facilmente nei tessuti di tutte le specie viventi, anche quella umana, causando vari problematiche, perché altamente tossiche.

Senza guardare la plastica al microscopio, vediamo sempre più spesso macroscopici delitti delle specie animali, soprattutto marine. Delfini, balene, tartarughe, uccelli e tanti altri animali legati a corde, arrotolati in reti da pesca, con la pancia piena di tappi, mamme che danno da mangiare ai propri piccoli pezzi di plastica: sono scatti che, con sdegno, siamo abituati a vedere.

La soluzione? Partendo dalla grande distribuzione purtroppo siamo ancora in alto mare, pacchetti di tutti i tipi sono la principale fonte attrattiva e di vendita. Dal punto di vista legislativo qualcosa sta cambiando ma, in confronto ai disastri che abbiamo creato e che continueremo a creare, è veramente troppo poco.

“Non esiste un sistema di riciclaggio al mondo in grado di gestire il volume di rifiuti che creiamo.” l’alternativa è ridurlo o non crearlo affatto.